Gas naturale e petrolio: ripresa dei prezzi mondiali.

29/09/2017 - Il piano europeo di quantitative easing (Q.E.), pensato ed attuato dalla BCE, approvato nel gennaio del 2015 e rivisto nel marzo del 2016, e' un programma di allentamento quantitativo, cioe' e' una delle modalita' con cui la banca centrale immette liquidita' nel sistema finanziario europeo. In pratica, la Bce crea moneta a debito e lo fa attraverso iniezioni di liquidita', con operazioni di mercato aperto, tramite l'acquisto di titoli di Stato e di altre obbligazioni.








Nella foto a lato, la nuova sede della Banca Centrale Europea a Francoforte sul Meno (Germania)






Milano, 29 Settembre 2017.
In Europa vige la regola, inattuata e forse inattuabile, di ridurre i debiti degli Stati europei al 60% rispetto ai rispettivi PIL nominali (Prodotti interni lordi).
Va detto che gli Stati dellUnione europea si sono indebitati e si indebitano non solo per la loro utilità ma anche a beneficio degli altri componenti dll’Unione. Sarebbe giusto ed opportuno che l’Unione europea, attraverso Speciali Enti di finanziamento – Banca Europea degli investimenti, ad esempio – assumesse su di se una quota dei previsti debiti pubblici rapportati al PIL.
Campi di possibile intervento: viabilità, difesa comune, utilizzo e distribuzione di energia, pubblica sanità, trasporto terrestre ed aereo, tele-comunicazioni, credito, innovazioni e commercio internazionale, fondazione di scuole adatte a modernizzare l'educazione culturale dei giovani, non solo nel proprio Paese ma anche su scala europea (una sorta di Erasmus su scala continentale e addirittura mondiale), ecc. ecc..
Detti Enti di finanziamento, monitorati e diretti dal previsto Ministro delle Finanze e dell’Economia europeo, potrebbero emettere obbligazioni con buone remunerazioni sui mercati finanziari, a disposizione di privati, banche, assicurazioni, con possibilità di effettuare investimenti lunghi, in ottica europea e mondiale. Tanto a copertura dei debiti pubblici assorbiti.
Niente a che vedere con l’attuale quantitative easing (QE) europe ohe facilita illogicamente anche gli Stati europei con forti surplus commerciali. Vengono acquistati anche titoli di Stato tedeschi e di Stati per niente bisognosi di intervento da parte della BCE.
Il piano europeo, approvato nel gennaio del 2015 e rivisto nel marzo del 2016, e' un programma di allentamento quantitativo, cioe' e' una delle modalita' con cui la banca centrale immette liquidita' nel sistema finanziario. In pratica, la Bce crea moneta a debito e lo fa attraverso iniezioni di liquidita', con operazioni di mercato aperto, tramite l'acquisto di titoli di Stato e di altre obbligazioni. Il programma ha come obiettivo far ripartire il credito delle banche all'economia reale e contrastare i rischi di deflazione, riportando il tasso di inflazione verso il target del 2%, un obiettivo che e' ancora lontano dall'essere raggiunto. Il tentativo della Bce e' spingere le banche ad approfittare del 'Qe' per cedere titoli di Stato e utilizzare il contante ottenuto per accrescere i prestiti a famiglie e imprese.
Il “quantitative easing” di marca europea segue le orme dell’analoga operazione realizzata negli Stati Uniti. Circa 3.500 miliardi di dollari acumulati dalla FED americana a partire dal 2008
Un dubbio: il calo del rapporto di cambio euro-dollaro negli ultimi mesi da 1,37 a 1,18 dollari per euro consegue all’annuncio della BCE o al contemporaneo preavviso da parte della Federal Reserve americana di arresto imminente del loro “quantitative easing” entro il 2018 - 2023?
In realtà i mercati si ostinano a credere che la politica monetario dalla FED sarà molto meno aggressiva di quanto suggerirebbero le parole e le previsioni dei suoi banchieri (Da L’Economia del Corriere della Sera, 25.9.2017, Walter Riolfi, pag. 46).
Su Teleborsa (28 settembre 2017) si legge: "E’ ancora aperto il dibattito fra falchi e colombe all’interno del board della BCE, dove c’è ancora una divisione riguardo l’avvio del “tapering” europeo, cioè il ritiro graduale del piano QE."
Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banque de France, propende per una soluzione “morbida”, affermando che la BCE dovrebbe “ridurre il ritmo degli acquisti di asset in modo pragmatico” come proposto a dicembre 2016.
Villeroy dice programmatico a significare che “bisogna da un lato sfruttare i margini di flessibilità del programma e dall’altro tenere in riserva una capacità di acquisto supplementare in caso di necessità”.
Infine, il banchiere afferma che “la politica monetaria non è limitata al QE” ed è “possibile mantenere un elevato grado di accomodamento monetario anche se si riduce il flusso mensile di acquisti netti”.
La FED con quel sistema ha inondato il mercato americano ed internazionale di miliardi di dollari creando una bolla finanziaria che rischia di esplodere, come paventa Alan Greenspan, precedente Presidente della FED. Dai minimi del marzo 2009 ad oggi, la borsa americana di Wall Street è cresciuta del 270%: cosa da non credere e da spiegare, con la conseguente creazione di una grossa, ingestibile bolla finanziaria mondiale.
Il quantitative esasing è un tentativo di drogare in qualche modo l’economia. Ha dato e darà un temporaneo respiro ai gestori di finanze statali, alle prese con imponenti, ingestibili debiti pubblici. Negli Stati Uniti il quantitative easing ha consentito all’Autorità finanziaria di portarsi sul groppone la massa di obbligazioni rivenienti dalle fallimentari emissioni di titoli correlati alla massa di mutui fondiari elargiti a piene mani, consapevolmente, dal 1997 in poi da alcune banche americane specializzate.
Con l’annuncio della manovra BCE, in aggiunta al processo di deflazione in corso in Europa ed all’azzeramento dei tassi d’interesse, il risparmio, per quanto ancora possibile, è in via di smobilitazione.
L’attuale Responsabile della FED americana, Janet Yellen, in scadenza di mandato, ha fissato paletti temporali abbastanza ravvicinati (2018-2020) per il possibile azzeramento del loro quantitative easing. A quel punto – immagino – vi sarà un deciso calo dei mercari finnziari americani – indici Dow Jones e NASDAQ Comp. di Wall Street- che faranno rimangiare la loro forte, a volte irragionevole crescita degli ultimi tre anni. Ipotizzo che vi sarà, a seguire, un dimezzamento di valore di tutte le borse europee ed una naturale crecita dei prezzi di esportazione di gas naturale e petrolio, veri motori del mondo intero e sicuri regolatori dei mercati finanziari e produttivi.
Fa davvero male al cuore assistere alle vicende disastrose del Venezuela, grande produttore di petrolio e gas naturale - 25,3 miliardi di metri cubi di gas naturale nel 2012, accasciato su se stesso, pur con una potenzialità produttiva e di guadagno insperati.
L'Opec - organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Organization of the Petroleum Exporting Countries) - ha stimato che nel 2015 sono stati prodotti due milioni di barili di petrolio al giorno in eccesso.

Basterebbe rinnovare gli accordi mondiali tra produttori di gas e petrolio per una sostanziale contrazione della produzione ed esportazione ed i giochi sarebbero pronti per un forte adeguamento dei relativi prezzi di mercato.
L'intesa di riduzione tra i Paesi Opec del 30 Novembre 2016, durante il vertice di Vienna, ha avuto, nei fatti, un effetto minimale nel corso del 2017. Se ne riparlerà il prossimo Novembre 2017.
Tanti altri Paesi beneficerebbero della positiva evoluzione dei relativi incassi.
Ad oggi i valori di scambio di gas naturale e petrolio nel mondo sono compressi ed esprimono solo in minima parte il loro autentico potenziale.
Lo shale gas americano - ad oggi ben remunerativo - non può averla sempre vinta: terremoti ed inquinamento delle acque prima o poi faranno sentire il loro peso ed i loro naturali costi aggiuntivi nella produzione di petrolio estratto dalle rocce a forte profondità con il metodo fracking in alcune zone dell'America.

Sàntolo Cannavale



Il mio articolo è pubblicato sulla rivista "Finanza online" di Wall Street Italia il 3 ottobre 2017, e sulla rivista "it.finance.yahoo.com", sulla rivista "dentrosalerno.it, sul giornale di Salerno "I Confronti.it", sul giornale "libero.it"


Leggi l'articolo di Andrea Franceschi, Il Sole 24Ore, 29 Settembre 2017: "Mercati mai così “cari” da due secoli. È la madre di tutte le bolle?


Leggi anche: "Shiller e gli indici che fiutano le “bolle” finanziarie" di Mauro Del Corno, Il Sole 24Ore, 29/09/2017


Leggi l'approfondimento di Gabriele Moccia, pubblicato il 26 Settembre 2017 sulla Rivista "Formiche.net", riguardante il possibile accordo di Novembre 2017 per la riduzione della produzione di petrolio e gas naturale tra i Paesi Opec: "Libia, Nigeria e gli schizzi tra i Paesi produttori di petrolio."


Riporto di seguito, doverosamente, la gentile risposta della Banca Centrale Europea del 9 giugno 2017, a firma di Boris Kisselevsky - Deputy Head of Division, Directorate General Communications EUROPEAN CENTRAL BANK


Egregio Signor Cannavale,

in seguito alla Sua email di oggi desideriamo ringraziarLa per aver condiviso con noi la Sua proposta.

Come forse saprà, il mandato della BCE è quello di mantenere la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro; questo significa mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. L’indipendenza della BCE favorisce il mantenimento della stabilità dei prezzi. Ciò trova conferma in analisi teoriche e riscontri empirici di ampia portata riguardo all’indipendenza delle banche centrali ed è sancita dal Trattato e dallo Statuto nel quadro istituzionale della politica monetaria unica.

Una delle regole che siamo tenuti a rispettare, contenuta nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), riguarda il divieto di finanziamento monetario. Tale disposizione, così come definita dall’articolo 123 del TFUE, vieta o limita determinate forme di finanziamento, ossia proibisce alla banca centrale di finanziare la spesa pubblica tramite la creazione di moneta. Lo scopo del divieto di finanziamento monetario è assicurare che non venga compromesso il mantenimento della disciplina di bilancio e della stabilità dei prezzi, obiettivo primario della politica monetaria.

Le consigliamo infine la lettura del discorso di Benoît Cœuré Membro del Comitato esecutivo della BCE dove egli sostiene l’istituzione di un ministero delle Finanze dell’area euro responsabile nei confronti del Parlamento europeo, della dichiarazione introduttiva della conferenza stampa dell’8 giugno scorso, del Report dei cinque Presidenti: Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa e del White paper on the future of Europe, documenti questi che potrebbero risultare essere di Suo interesse.

Con i più cordiali saluti,

Boris Kisselevsky
Deputy Head of Division
Outreach Division – Public Enquiries
Directorate General Communications
EUROPEAN CENTRAL BANK




Di seguito segnalo la nota da me inviata l'8 giugno 2017 al Presidente della Banca Centrale Europea.


Gent.mo Dott. Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea,

La proposta dell’euro-deputato Gianni Pittella, pubblicata su Il Sole 24Ore (*), è ragionevole e condivisibile, pur se tardiva.

Nelle more dell’istituzione del Ministro del Tesoro europeo, la BCE potrebbe assorbire dai Paesi UE interessati la quota di debito pubblico eccedente il 60% del PIL.

Va evidenziato che l'Unione europea, nel suo complesso, ha tratto consistenti vantaggi dalla spesa pubblica eccedentaria dei Paesi partecipanti. In tal modo si placherebbero le ansie sul debito sovrano e si faciliterebbe la crescita nei Paesi dell’Unione.

Sono diversi mesi che richiamo l'attenzione su questa possibile soluzione. Vi è esigenza di allineare le situazioni squilibrate tra i diversi Paesi della Comunità europea per una fattibile convivenza ed un percorso comune in via prospettica.

Non appare convincente ed opportuno l’attuale meccanismo europeo dell’allentamento quantitativo - “quantitative easing” - che prevede l’acquisto da parte della BCE di titoli emessi anche da Paesi UE in ottimo stato di salute e rapporto soddisfacente tra debito pubblico e PIL.
Il riferimento va in particolare alla Germania che non ha bisogno di supporto da parte della Banca Centrale Europea ed anzi ha da "smaltire" un consistente, perdurante attivo di bilancia commerciale.

Il nostro Paese registra un rapporto tra debito pubblico, oggi pari a 2.260 miliardi, e PIL nazionale pari al 133%. Per ridurre detto rapporto al 60%, programmato col Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, il Governo italiano dovrebbe rimborsare circa mille miliardi di euro di titoli di Stato (BOT, CCT, BTP).

All'operazione straordinaria potrebbe provvedere la BCE, assumendo su di se i mille miliardi di debito pubblico italiano, riportando la situazione finanziaria del nostro Paese ad un punto di equilibrio tale da renderlo competitivo rispetto agli altri 17 partecipanti al gruppo dell’euro.

Per quanto ovvio, analoga operazione andrebbe effettuata dalla BCE in favore di altri Paesi europei con moneta unica e rapporto squilibrato tra debito pubblico e ricchezza nazionale prodotta (PIL).

Condividendo la soluzione personale indicata, il rapporto “debito/Pil” del 60% preso in esame potrebbe essere riposizionato tra il 70 ed il 90 per cento: un livello più accettabile e sostenibile finanziariamente.

Gent.mo Presidente Draghi, il suo impegno per la compiuta realizzazione e l'affermazione dell'Unione Europea è, a di poco eccezionale, visti anche gli eventi burrascosi registrati in questi anni a livello mondiale. Nel ringraziarla per la cortese attenzione, porgo i miei più cordiali saluti.

Sàntolo Cannavale
www.santolocannavale.it



Leggi anche: "Gli operatori temono un effetto stretta Bce sull’economia" –di Corrado Poggi, Il Sole 24Ore, 29 settembre 2017

Nella foto e nel diagramma che seguono, la produzione di gas natutale nel mondo nel 2014

Leggi anche l'articolo di Carlo Bastasin, Il Sole 24Ore, 30 settembre 2017: "Debito europeo, i piani azzardati degli economisti franco-tedeschi"

Leggi l'articolo di Daniele Chicca, pubblicato il 19 Settembre 2017 sul giornale Wall Street Italia: "Deutsche Bank: Cosa scatenerà la prossima crisi"

Leggi "Petrolio e gas in italia: un'opportunità perla crescita". Studio realizzato da docplayer per Assomineraria, Italia

Leggi l'articolo di Luca Pagani, pubblicato il 2 ottobre su Il Sole24Ore: "Per rilanciare il gas, serve una tassa sul carbone"

Leggi l'articolo pubblicato su La Repubblica il 27 Settembre 2017: "Snam presenta il Global Gas Report"

Leggi l'articolo di Francesca Gerosa, publicato il 12 Ottobre 2017 su Milano Finanza : "https://www.milanofinanza.it/news/snam-galletti-i-lavori-per-il-gasdotto-tap-possono-partire-201710121337053430

Leggi l'articolo di Giancarlo Elia Valori, pubblicato il 9 Ottobre 2017 su Il Denaro.it: Accordo tra Arabia Saudita e Federazione Russa"

Leggi l'articolo di Fabrizio Massaro, pubblicato il 14 Ottobre 2017 su Corriere.it: "I cinesi verso il petrolio saudita: Pechino valuta una quota di Saudi Aramco."




     
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