Impegni ed obiettivi della Banca Centrale Europea (BCE)

09/06/2017 - Boris Kisselevsky, Deputy Head of Division BCE: Il mandato della BCE è quello di mantenere la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro; questo significa mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo.
L’indipendenza della BCE favorisce il mantenimento della stabilità dei prezzi. Ciò trova conferma in analisi teoriche e riscontri empirici di ampia portata riguardo all’indipendenza delle banche centrali ed è sancita dal Trattato e dallo Statuto nel quadro istituzionale della politica monetaria unica.









Nella foto a lato, la nuova sede della Banca Centrale Europea di Francoforte.




Riporto di seguito, doverosamente, l’odierna, gentile risposta della Banca Centrale Europea, a firma di Boris Kisselevsky - Deputy Head of Division, Directorate General Communications EUROPEAN CENTRAL BANK


Egregio Signor Cannavale,

in seguito alla Sua email di oggi desideriamo ringraziarLa per aver condiviso con noi la Sua proposta.

Come forse saprà, il mandato della BCE è quello di mantenere la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro; questo significa mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. L’indipendenza della BCE favorisce il mantenimento della stabilità dei prezzi. Ciò trova conferma in analisi teoriche e riscontri empirici di ampia portata riguardo all’indipendenza delle banche centrali ed è sancita dal Trattato e dallo Statuto nel quadro istituzionale della politica monetaria unica.

Una delle regole che siamo tenuti a rispettare, contenuta nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), riguarda il divieto di finanziamento monetario. Tale disposizione, così come definita dall’articolo 123 del TFUE, vieta o limita determinate forme di finanziamento, ossia proibisce alla banca centrale di finanziare la spesa pubblica tramite la creazione di moneta. Lo scopo del divieto di finanziamento monetario è assicurare che non venga compromesso il mantenimento della disciplina di bilancio e della stabilità dei prezzi, obiettivo primario della politica monetaria.

Le consigliamo infine la lettura del discorso di Benoît Cœuré Membro del Comitato esecutivo della BCE dove egli sostiene l’istituzione di un ministero delle Finanze dell’area euro responsabile nei confronti del Parlamento europeo, della dichiarazione introduttiva della conferenza stampa dell’8 giugno scorso, del Report dei cinque Presidenti: Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa e del White paper on the future of Europe, documenti questi che potrebbero risultare essere di Suo interesse.

Con i più cordiali saluti,

Boris Kisselevsky
Deputy Head of Division
Outreach Division – Public Enquiries
Directorate General Communications
EUROPEAN CENTRAL BANK





Di seguito segnalo la nota da me inviata ieri al Presidente della Banca Centrale Europea.


Gent.mo Dott. Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea,

La proposta dell’euro-deputato Gianni Pittella, pubblicata su Il Sole 24Ore (*), è ragionevole e condivisibile, pur se tardiva.

Nelle more dell’istituzione del Ministro del Tesoro europeo, la BCE potrebbe assorbire dai Paesi UE interessati la quota di debito pubblico eccedente il 60% del PIL.

Va evidenziato che l'Unione europea, nel suo complesso, ha tratto consistenti vantaggi dalla spesa pubblica eccedentaria dei Paesi partecipanti. In tal modo si placherebbero le ansie sul debito sovrano e si faciliterebbe la crescita nei Paesi dell’Unione.

Sono diversi mesi che richiamo l'attenzione su questa possibile soluzione. Vi è esigenza di allineare le situazioni squilibrate tra i diversi Paesi della Comunità europea per una fattibile convivenza ed un percorso comune in via prospettica.

Non appare convincente ed opportuno l’attuale meccanismo europeo dell’allentamento quantitativo - “quantitative easing” - che prevede l’acquisto da parte della BCE di titoli emessi anche da Paesi UE in ottimo stato di salute e rapporto soddisfacente tra debito pubblico e PIL.
Il riferimento va in particolare alla Germania che non ha bisogno di supporto da parte della Banca Centrale Europea ed anzi ha da "smaltire" un consistente, perdurante attivo di bilancia commerciale.

Il nostro Paese registra un rapporto tra debito pubblico, oggi pari a 2.260 miliardi, e PIL nazionale pari al 133%. Per ridurre detto rapporto al 60%, programmato col Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, il Governo italiano dovrebbe rimborsare circa mille miliardi di euro di titoli di Stato (BOT, CCT, BTP).

All'operazione straordinaria potrebbe provvedere la BCE, assumendo su di se i mille miliardi di debito pubblico italiano, riportando la situazione finanziaria del nostro Paese ad un punto di equilibrio tale da renderlo competitivo rispetto agli altri 17 partecipanti al gruppo dell’euro.

Per quanto ovvio, analoga operazione andrebbe effettuata dalla BCE in favore di altri Paesi europei con moneta unica e rapporto squilibrato tra debito pubblico e ricchezza nazionale prodotta (PIL).

Condividendo la soluzione personale indicata, il rapporto “debito/Pil” del 60% preso in esame potrebbe essere riposizionato tra il 70 ed il 90 per cento: un livello più accettabile e sostenibile finanziariamente.

Gent.mo Presidente Draghi, il suo impegno per la compiuta realizzazione e l'affermazione dell'Unione Europea è, a di poco eccezionale, visti anche gli eventi burrascosi registrati in questi anni a livello mondiale. Nel ringraziarla per la cortese attenzione, porgo i miei più cordiali saluti.

Sàntolo Cannavale
www.santolocannavale.it



(*) Gianni Pittella scrive, tra l’altro: “La lezione della Grecia va appresa fino in fondo: non deve più essere consentito ad alcuno Stato membro di impedire, per ragioni ideologiche e pretestuose, il salvataggio di uno Stato membro mettendo così a repentaglio la stabilità di tutta la zona euro.”
“L’incompiutezza della governance economica della zona euro ha contribuito ad accrescere le divergenze fra gli Stati membri: mentre una timida ripresa prende forma in Europa settentrionale, i tassi di disoccupazione restano troppo elevati nell’ Europa del Sud. Se non si agisce in maniera decisa, cambiando la governance economica, si andrà verso la disintegrazione del progetto europeo.
Il contributo sull’approfondimento dell’Uem, presentato mercoledì dalla Commissione europea, fornisce importanti stimoli per far fronte a questa minaccia. In particolare, auspica la creazione di un ministero del Tesoro europeo che protegga e sostenga l’economia del continente.”




Nota personale aggiuntiva, a margine della risposta pervenutami dalla Banca Centrale Europea."

La risposta di Boris Kisselevsky, portavoce BCE, è molto tecnica ed articolata.
Di fatto la BCE sostiene che non può attuare, di sua iniziativa, la mia proposta di intervento finanziario sui debiti dei Paesi europei, così come articolata. Non le è consentito per statuto e regolamento comunitario.

La BCE, per legge, deve preoccuparsi della protezione del livello di prezzi in tutta l'Unione (non devono superare il 2% rispetto all'anno precedente) e della supervisione sulle 125 maggiori banche europee. Tra queste le italiane Banca Intesa San Paolo, Unicredit, Monte Paschi ed altre dodici.

L'intervento che vado proponendo è di tipo politico e richiede una preliminare, specifica decisione dell'organo politico: Commissione e Consiglio europeo.
La BCE è molto ascoltata, ma non può fare da sola. Come braccio operativo, potrebbe eventualmente porre in essere le conseguenti decisioni di Commissione e Consiglio sulla specifica materia.

I compiti essenziali della Federal Reserve americana (FED) e della Banca del Giappone (BOJ) non coincidono con quelli della BCE. La differenza sta tutta nella natura del mandato delle rispettive banche, dove la Banca Centrale giapponese, così come la Fed, danno precedenza all’emissione monetaria in funzione di uno stimolo economico del Paese, lasciando da parte il problema dell’inflazione.

Attualmente la BCE compra i titoli di Stato dei Paesi europei (Germania compresa che non ne avrebbe bisogno) ma con l'impegno di incassarne il valore alle specifiche scadenze. Si tratta di operazioni di banale, consueto investimento che, nei fatti, ha schiacciato i tassi d'interesse a zero e sta creando problemi a risparmiatori, banche ed assicurazioni di tutta l'Europa.

Le banche e le assicurazioni tedesche e francesi, in particolare, sono "molto contrariate" perché, con i tassi ai valori minimi dei rendimenti dei titoli di Stato europei in loro possesso, non riescono più a fare gli sfavillanti bilanci di una volta!

Ovviamente la specifica decisione politica di intervento sui debiti di Italia, Portogallo, Grecia, ecc. è difficile da conseguire per l'ostinata, preventiva contrarietà della Germania e di alcuni paesi del Nord Europa. Dunque la mia proposta probabilmente rimarrà nel libo dei sogni.

Nel frattempo, però, oltre alla brexit, assisteremo alla italexit, portogallexit, spagnexit, grecexit, ecc. ecc. o magari ad un "vaiviaitalia" "vaiviagrecia" "vaiviaportogallo", ecc. ecc..

L'unione europea è - o dovrebbe essere - come una grande famiglia. E come nelle grandi famiglie, i figli in difficoltà vanno aiutati in maniera rapida e decisa dai genitori responsabili e consapevoli, pur contro la malavoglia di alcuni fratelli o sorelle, più bravi o magari più fortunati.

Mi sbaglierò ma se in Europa si continua a ragionare nell'attuale maniera, posso immaginare che l'Unione europea, così come concepita e attualmente strutturata, avrà vita difficile e magari non avrà più vita come entità associata!

Cordiali saluti.

Sàntolo Cannavale



Leggi l'articolo di Michele Crudelini, pubblicato il 13 dicembre 2016 su Il Giornale: "Giappone, banca centrale dà una lezione all'Europa"

Sito ufficiale consultabile della Banca Centrale Europea.

Leggi l'articolo di Alessandro Barbera, pubblicato in data 8 giugno 2016 su La Stampa: "La svolta per la politica monetaria della Bce rinviata a settembre"

Leggi l'articolo pubblicato il 21 marzo 2017 su Dirittobancario.it: "NPLs: pubblicate le Linee Guida della Banca Centrale Europea"

Leggi l'analisi di Paolo Fior, pubblicata il 7 giugno 2017 su "Il Fatto Quotidiano": "Banche, la lezione spagnola del Banco Popular salvato in una notte e secondo le regole Ue"

Leggi l'articolo di Alessandro Merli, pubblicato il 4 luglio 2017 su Il Sole 24Ore: "Praet: la missione della Bce non è ancora compiuta"

Leggi l'articolo pubblicato su Il Sole24Ore il 5 ottobre 2017: "Npl, Confindustria: no delle imprese a nuove regole Bce. Patuelli: a rischio credito pmi"

Nell'articolo si afferma, tra l'altro: "Le imprese sono estremamente preoccupate per l’addendum alle linee guida sul trattamento degli Npl messo in consultazione ieri dalla Bce. «Contiene una serie di previsioni e di automatismi che - si legge in una nota di Confindustria - se confermati, avrebbero un impatto di grande rilievo sui requisiti patrimoniali delle banche, imponendo loro nuovi e onerosi accantonamenti e anche sul mondo delle imprese con una ulteriore, ingiustificata, stretta nell’offerta di credito». Fonti Bankitalia: nuove norme solo su flussi e non stock
Secondo quanto riporta l’agenzia Reuters, Bankitalia avrebbe già chiesto alla Bce di attenuare i nuovi requisiti . In particolare, l’istituto di Via Nazionale punta a che, dalla consultazione pubblica delle norme, emerga una versione bilanciata che tenga conto dei maggiori tempi di recupero giudiziario dei crediti in Italia rispetto agli altri paesi. In questo modo, spiegano fonti vicine all’istituto centrale, si eviterebbe la creazione di disparità fra i paesi nell’applicazione delle norme Bce. In questo senso a Via Nazionale si ritiene che dalle nuove norme (che impongono la copertura totale in due anni per i non garantiti e in sette per i garantiti ndr) vadano escluse le posizioni garantite da collaterale e, in ogni caso, lo stock di crediti deteriorati esistenti. Le norme in sostanza andrebbero applicate solo ai nuovi flussi di crediti deteriorati, dando così tempo agli istituti di credito per adeguarsi al nuovo quadro."

Leggi l'articolo di Luca Davi e Marco Ferrando, pubblicato il 7 ottobre 2017 su Il Sole 24Ore: "Le banche italiane resistono all’urto degli stress test"

Leggi l'articolo pubblicato il 7 ottobre 2017 su Il Sole 24Ore: "Ecco i quattro punti su cui la vigilanza dice l'oppostodell'ecofin."

Leggi l'articolo di Marcello Minenna, pubblicato il 6 ottobre 2017 su La Rassegna sindacale: "L'Euro forte è già qui.<




     
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