Un Ministro del Tesoro europeo a guardia dei conti pubblici.

06/06/2017 - Gianni Pittella: “La lezione della Grecia va appresa fino in fondo: non deve più essere consentito ad alcuno Stato membro di impedire, per ragioni ideologiche e pretestuose, il salvataggio di uno Stato membro mettendo così a repentaglio la stabilità di tutta la zona euro.”










La proposta dell’euro-deputato Gianni Pittella, pubblicata su Il Sole 24Ore, è ragionevole e condivisibile, pur se tardiva.

Nelle more dell’istituzione del Ministro del Tesoro europeo, la BCE potrebbe assorbire dai Paesi UE interessati la quota di debito pubblico eccedente il 60% del PIL.

Va evidenziato che l'Unione europea, nel suo complesso, ha tratto consistenti vantaggi dalla spesa pubblica eccedentaria dei Paesi partecipanti. In tal modo si placherebbero le ansie sul debito sovrano e si faciliterebbe la crescita nei Paesi dell’Unione.

Sono diversi mesi che richiamo l'attenzione su questa possibile soluzione. Vi è esigenza di allineare le situazioni squilibrate tra i diversi Paesi della Comunità europea per una fattibile convivenza ed un percorso comune in via prospettica.

Non appare convincente ed opportuno l’attuale meccanismo europeo dell’allentamento quantitativo - “quantitative easing” - che prevede l’acquisto da parte della BCE di titoli emessi anche da Paesi UE in ottimo stato di salute e rapporto soddisfacente tra debito pubblico e PIL.

Il riferimento va in particolare alla Germania che non ha bisogno di supporto da parte della Banca Centrale Europea ed anzi ha da "smaltire" un consistente, perdurante attivo di bilancia commerciale.

Il nostro Paese registra un rapporto tra debito pubblico, oggi pari a 2.260 miliardi, e PIL nazionale pari al 133%. Per ridurre detto rapporto al 60%, programmato col Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, il Governo italiano dovrebbe rimborsare circa mille miliardi di euro di titoli di Stato (Bot, CCT, BTP).

All'operazione straordinaria potrebbe provvedere la BCE, assumendo su di se i mille miliardi di debito pubblico italiano, riportando la situazione finanziaria del nostro Paese ad un punto di equilibrio tale da renderlo competitivo rispetto agli altri 17 partecipanti al gruppo dell’euro.

Per quanto ovvio, analoga operazione andrebbe effettuata dalla BCE in favore di altri Paesi europei con moneta unica e rapporto squilibrato tra debito pubblico e ricchezza nazionale prodotta (PIL).

Condividendo la soluzione personale indicata, il rapporto “debito/Pil” del 60% preso in esame potrebbe essere riposizionato tra il 70 ed il 90 per cento: un livello più accettabile e sostenibile finanziariamente.

Sàntolo Cannavale


Il mio articolo è pubblicato anche sul giornale "Trend-online", sul sito "it.finance.yahoo" e sul giornale "Rosorgimento Nocerino", diretto da Gigi Di Mauro.




Riporto di seguito, doverosamente, l’odierna, gentile risposta della Banca Centrale Europea, a firma di Boris Kisselevsky - Deputy Head of Division, Directorate General Communications EUROPEAN CENTRAL BANK

Egregio Signor Cannavale,

in seguito alla Sua email di oggi desideriamo ringraziarLa per aver condiviso con noi la Sua proposta.

Come forse saprà, il mandato della BCE è quello di mantenere la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro; questo significa mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. L’indipendenza della BCE favorisce il mantenimento della stabilità dei prezzi. Ciò trova conferma in analisi teoriche e riscontri empirici di ampia portata riguardo all’indipendenza delle banche centrali ed è sancita dal Trattato e dallo Statuto nel quadro istituzionale della politica monetaria unica.

Una delle regole che siamo tenuti a rispettare, contenuta nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), riguarda il divieto di finanziamento monetario. Tale disposizione, così come definita dall’articolo 123 del TFUE, vieta o limita determinate forme di finanziamento, ossia proibisce alla banca centrale di finanziare la spesa pubblica tramite la creazione di moneta. Lo scopo del divieto di finanziamento monetario è assicurare che non venga compromesso il mantenimento della disciplina di bilancio e della stabilità dei prezzi, obiettivo primario della politica monetaria.

Le consigliamo infine la lettura del discorso di Benoît Cœuré Membro del Comitato esecutivo della BCE dove egli sostiene l’istituzione di un ministero delle Finanze dell’area euro responsabile nei confronti del Parlamento europeo, della dichiarazione introduttiva della conferenza stampa dell’8 giugno scorso, del Report dei cinque Presidenti: Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa e del White paper on the future of Europe, documenti questi che potrebbero risultare essere di Suo interesse.

Con i più cordiali saluti,

Boris Kisselevsky
Deputy Head of Division
Outreach Division – Public Enquiries
Directorate General Communications
EUROPEAN CENTRAL BANK




Riporto di seguito l’intervento personale dell’euro-deputato Gianni Pittella, pubblicato il 6 giugno 2017 su Il Sole 24Ore:

“Un «Tesoro» europeo garante dei conti pubblici”


Il futuro dell’Europa dipende da come sapremo riformare il governo economico della zona euro. L’attuale governance economica e finanziaria si è dimostrata inadeguata: mentre la politica monetaria è centralizzata nelle mani della Bce, la politica di bilancio si affida alle regole complesse e opache del Patto di stabilità. Manca una strategia potente per coordinare e rilanciare le politiche di investimento nell’eurozona. Mai come in questo passaggio storico è necessario invece scommettere su una grande iniziativa europea a sostegno degli investimenti e della domanda.

L’incompiutezza della governance economica della zona euro ha contribuito ad accrescere le divergenze fra gli Stati membri: mentre una timida ripresa prende forma in Europa settentrionale, i tassi di disoccupazione restano troppo elevati nell’ Europa del Sud. Se non si agisce in maniera decisa, cambiando la governance economica, si andrà verso la disintegrazione del progetto europeo.

Il contributo sull’approfondimento dell’Uem, presentato mercoledì dalla Commissione europea, fornisce importanti stimoli per far fronte a questa minaccia. In particolare, auspica la creazione di un ministero del Tesoro europeo che protegga e sostenga l’economia del continente.

Proteggere vuol dire creare un Tesoro che sia il garante della sostenibilità dei conti pubblici nazionali. Da questo punto di vista, ad esso dovrebbero essere trasferite le funzioni di controllo sui bilanci nazionali oggi riconosciute alla Commissione europea. Ma protezione vuol dire anche evitare nuove crisi del debito sovrano in Europa e, in questo senso, il nuovo Tesoro europeo dovrebbe essere nelle condizioni di fornire la liquidità necessaria agli Stati membri in difficoltà.

Per fare ciò, bisogna trasformare il Meccanismo europeo di stabilità in un Fondo monetario europeo, con modalità di funzionamento più rapide ed efficaci e che risponda direttamente al Tesoro europeo. La lezione della Grecia va appresa fino in fondo: non deve più essere consentito ad alcuno Stato membro di impedire, per ragioni ideologiche e pretestuose, il salvataggio di uno Stato membro mettendo così a repentaglio la stabilità di tutta la zona euro.

Il Tesoro europeo dovrebbe stabilizzare le economie europee. Questo vuol dire intervenire sulla domanda, sostenendo gli investimenti pubblici in caso di rallentamento economico. Perché il Tesoro europeo possa intervenire in maniera efficace è necessario che esso disponga di mezzi finanziari importanti. Su questo punto bisogna essere chiari. C’è un solo modo perché il Tesoro europeo possa disporre di risorse che non si limitino a qualche contributo degli Stati membri o a proventi da improbabili tasse europee: consentire al Tesoro europeo di emettere titoli di debito garantiti mutualmente da tutti gli Stati membri. Li si chiamino eurobond o European safe assets cio’ che conta è la sostanza.

Rompere il tabù degli eurobond è fondamentale se non si vuole creare un castello di carta irrilevante per i cittadini.

Ma rimettere al centro del dibattito la questione degli eurobond non è scontato. Già immaginiamo la reazione di molti osservatori: «Berlino non vuole». Ma Berlino non vuole anche perché noi siamo stati troppo timidi. Negli ultimi anni a livello europeo, tutto è stato tentato per costruire una intesa privilegiata coi cristiano-democratici tedeschi. Questa strategia si è tuttavia rivelata ingenua da un punto di vista storico. I gruppi dirigenti cristiano-democratici sono per vocazione ostili al cambiamento.

L’attuale assetto dell’eurozona ha accompagnato la costruzione di un modello economico vincente per la Germania di cui nell’ultimo decennio i dirigenti conservatori hanno raccolto i frutti elettorali. Perché cambiare oggi? Inseguire una intesa a tutti i costi coi Popolari è un errore metodologico. Ciò che serve è un confronto franco che parta da una posizione chiaramente identificabile, dalla definizione di vere priorità, prima fra tutte la creazione di un Tesoro europeo che protegga e sostenga l’economia europea.

L’idea di una grande coalizione europea assieme alla Merkel, a Schauble e ai loro accoliti va valutata con attenzione. Al Parlamento europeo l’abbiamo già superata, archiviando la stagione delle grandi intese, e questo, nel limite delle nostre competenze, ci ha permesso di costruire anche sulle questioni economiche un rapporto di forza più favorevole. Rinunciare sin da principio alle proprie posizioni non è mai il viatico per trovare un buon accordo.

Gianni Pittella




Vedi, da ultimo, il mio articolo, pubblicato su questo sito il 6 maggio 2017: "Debito pubblico nei Paesi dell’Unione Europea: ipotesi d’intervento della Banca Centrale Europea (BCE)"

Leggi il mio articolo pubblicato il 14 maggio 2017 sul giornale online I CONFRONTI di Andrea Manzi: "BCE in campo per smaltire il debito pubblico."

Leggi il mio articolo sull'argomento in questione, pubblicato il 26 febbraio 2016 sul giornale Wall Street Italia: "Debito, Bce abbuoni mille miliardi all’Italia."

Leggi l'articolo di Agnès Benassy Quéré e Francesco Giavazzi, pubblicato il 5 giugno 2017 su Corriere.it: "Euro, quattro cose da fare (subito)" - "Rafforzare la valuta, dare regole sui debiti sovrani, finire l’unione bancaria e consultare i giovani. Da un lato va restituito all’Unione un volto positivo per le nuove generazioni, dall’altra va garantita la stabilità"

Leggi l'articolo di Daniele Chicca, pubblicato in data 8 giugno 2017 su Wall Street Italia: "Bce “troppo prudente”, Italia risparmiata."

Leggi l'articolo di Andrea Mazzalai, pubblicato il 7 giugno 2017 sul sito Icebergfinanza: "Italia, colpo di Stato!

Leggi l'articolo di Marcello Bussi, pubblicato su Milano-Finanza in data 8 giugno 2017: "Schiaffo di Draghi a Weidmann, Bce pronta ad aumentare il Quantitative Easing"
"Il presidente della Banca Centrale Europea: se le condizioni peggiorano siamo pronti a incrementare gli acquisti del Quantitative Easing. Altro che tapering, come vuole il capo della Bundesbank. Riviste al ribasso le stime di inflazione: nel 2018 sarà solo all'1,3%. Le elezioni italiane si terranno con i titoli di Stato ancora sotto la protezione della Bce"





     
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