24 maggio 2016: riflessione personale di un anno addietro.

24/05/2017 - Oggi assistiamo ad una penosa azione politica sulla legge elettorale. I problemi dell'Italia e degli italiani sono un mero dettaglio. Tutti vogliono essere presenti ed occupare il posto "ben protetto e retribuito" in Parlamento. Nessuno vuole mollare la presa. Si vogliono salvare a tutti i costi i "capilista bloccati", cioè personaggi scelti nelle segrete stanze dei partiti, senza rispetto per le indicazioni e le possibili scelte degli elettori.








Ringrazio la redazione di facebook per aver riproposto all'attenzione la seguente, personale riflessione di un anno addietro - 24 maggio 2016 - sul referendum da celebrare successivamente, nel mese di dicembre.
Oggi come oggi, riscriverei le stesse cose, punto per punto.

Gli italiani, destati da un torpore ventennale, il 4 dicembre 2016 hanno ponderato le proposte di modifica costituzionale ed hanno dato un messaggio chiaro, inequivocabile agli "interessati pensatori", "temporanei conduttori” della macchina statale.

Oggi assistiamo ad una penosa azione politica sulla legge elettorale. I problemi dell'Italia e degli italiani sono un mero dettaglio. Tutti vogliono essere presenti ed occupare il posto "ben protetto e retribuito" in Parlamento. Nessuno vuole mollare la presa. Si vogliono salvare a tutti i costi i "capilista bloccati", cioè personaggi scelti nelle segrete stanze dei partiti, senza rispetto per le indicazioni e le possibili scelte degli elettori.

E' proprio uno spettacolo da mondo arretrato, altro che democrazia avanzata!

Sàntolo Cannavale





Questa la mia riflessione del 24 maggio 2016:

I fautori del "SI" al referendum di dicembre dicono abitualmente: "abbiamo abolito il Senato ed abbiamo abbassato i costi della politica".

Perchè prenderci in giro e non affrontare con onestà di intenti la realtà delle questioni?
Con le modifiche costituzionali in proposta il Senato e tutte le strutture che gravitano intorno allo stesso (palazzi, dipendenti, autisti, con relativi costi di rappresentanza e di mantenimento, ecc. ecc.) restano intatti. I senatori scenderebbero a cento ma arriverebbero in qualche modo, più o meno discutibile, dalle Regioni e godrebbero anche di impunità parlamentare.

Morale della favola: il Senato resta quasi intatto ed i cittadini vengono estromessi dal diritto più elementare cioè quello di scegliersi gli uomini più degni e rappresentativi.

Una saggia soluzione era quella di lasciare intatto il Senato della Repubblica facendo eleggere direttamente dai cittadini i suoi componenti, attraverso i collegi uninominali, mediante i quali venivano inviati a Roma gli uomini migliori presenti sul territorio, buoni conoscitori delle esigenze delle locali popolazioni da cui trarre istanze e spinte innovative da proporre con intelligenza e lungimiranza in Senato.

D’altro canto, i nostri padri costituenti a suo tempo ebbero consistenti ragioni storiche e pratiche per concepire una seconda assemblea legislativa – il Senato per l’appunto – che all’occorrenza avesse “compensato e contrastato” eventuali “atteggiamenti irresponsabili” da parte della Camera dei deputati, poco ispirati all’essenziale bene della Nazione. In quanto alla riduzione dei costi della politica - se questa era l'effettiva, genuina volontà degli attuali "manutentori" della Costituzione - bastava ridurre il numero complessivo di deputati e senatori dagli attuali 945 (630 + 315) ad un massimo di trecento.

La produttività degli addetti e la qualità del lavoro legislativo probabilmente avrebbero registrato significativi miglioramenti e minori occasioni di pretestuosi contrasti.
Il tutto a carico di cittadini allo stremo delle risorse, alle prese con l’attuale giungla legislativa, con l'insopportabile pressione fiscale e con una burocrazia astiosa e disincentivante.

Sàntolo Cannavale




Leggi l'articolo pubblicato il 3 giugno 2017 su Il Sole 24Ore: "Legge elettorale, si tratta su collegi e candidature plurime"

Leggi l'articolo pubblicato su Il Mattino di Napoli il 3 giugno 2017: "Centristi, il ritorno di De Mita: assemblea per fare il quarto polo"

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