L’Unione Europea non ha voglia e forza di soccorrere la Grecia.

17/02/2012 -


Cosa devono inventarsi ancora Germania e Francia, ma non solo, per diffondere il loro messaggio e farsi intendere a proposito della Grecia?
Questo Paese, pur di cultura millenaria, è visto come irreparabilmente disastrato finanziaria-mente ed economicamente e non più in grado di ripagare i capitali (carta eventualmente da stampare) necessari per rimetterlo in carreggiata e renderlo “competitivo”.

Ad una situazione in apparenza disperata può seguire una soluzione imprevedibile e magari spiazzante. Nel caso della Grecia la soluzione (solo per alcuni) imprevedibile, potrebbe essere l’intervento, o la sollecitazione all’intervento, della Cina che in tal modo toglierebbe momentaneamente le castagne dal fuoco all’Europa comunitaria, lasciandole in dote però montagne di tizzoni accesi non facili da spegnere.

Quale lo scenario possibile?
La Cina interviene con determinazione e adeguata forza finanziaria, impegnandosi ad assorbire tutti i titoli pubblici della Grecia in circolazione, alle scadenze future programmate, senza danno alcuno per i privati e pubblici sottoscrittori.

La Cina fornisce da subito alla Grecia tutti i capitali necessari utili alla sua piena, armonica ripresa produttiva ed amministrativa, placando d’incanto la comprensibile rabbia sociale del popolo greco. La Cina offre alla stessa Grecia, che accetta con immediatezza, l’utilizzo in via ufficiale della moneta cinese Yuan-Renminbi, ad un tasso di cambio iniziale di favore rispetto a quello registrato sui mercati finanziari internazionali.

L’Unione europea "accetta a vista” e “senza un minimo di recriminazioni” la richiesta greca di sganciamento del suo apparato finanziario dall’utilizzo dell’Euro come moneta nazionale di riferimento.
Sono enormi le sollecitazioni favorevoli ed accomodanti da parte di banche europee e privati investitori che, con l’intervento della Cina, vedono d’incanto azzerate le enormi perdite (“minusvalenze” per dirla con eleganza) collegate ai titoli di Stato ellenici presenti nei propri portafogli e ridotti quasi a zero come valore corrente sui mercati ufficiali.

La Cina in tal modo chiude il cerchio. Dopo aver preso in affitto per trent’anni il porto greco del Pireo (per caso l’Unione europea sta facendo pagare alla Grecia questa scelta sgradita e non concordata?) la Cina prende in carico l’intera Grecia rendendola testa di ponte privilegiata nel Mediterraneo e nel cuore della stessa Unione Europea per le proprie merci e, perché no, in prospettiva per la propria moneta.

Sarebbe un ottimo esperimento di politica commerciale, finanziaria e monetaria con la benevolenza della quasi totalità degli attori presenti sulla scena. La Grecia ci ha ben abituati nei millenni a rivoluzioni sociali e culturali, non sarebbe una sorpresa il suo abbraccio pieno e coinvolgente con la Cina, altro gigante di storia e cultura millenaria.

Sarà così? Fossi greco (in piccola parte lo siamo tutti noi, lontani parenti di Achille ed Ulisse) quasi me lo augurerei: l’Europa ormai è lontana, fredda e poco o niente solidale.
Da italiano, però, che crede in un'Europa a moneta unica e solidarietà diffusa, la questione della Grecia l’avrei risolta tanti mesi addietro, in maniera tempestiva e condivisa. L’avrei rubricata quale “indispensabile intervento di sostegno finanziario a favore di componente storica dell’Unione monetaria europea, rappresentativa del 3% (appena tre per cento!) di popolazione e ricchezza complessiva (PIL) prodotta nell’Unione”.

Avrei fatto di tutto pur di rinunciare alla pericolosa dote di tizzoni accesi, non facili da spegnere in quest’Europa affaticata, litigiosa e poco lungimirante.

Sàntolo Cannavale


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