“Contributo patrimoniale” per la soluzione del problema Italia.

18/01/2012 - Le “esternazioni” delle agenzie di rating rappresentano un’opportunità.


Nella foto a lato: tabella indicativa del grado di affidabilità attribuito da tre agenzie di rating agli Stati sovrani ed alle relative emissioni di titoli di debito pubblico.


Le agenzie di rating hanno obiettivi non sempre comprensibili ed in passato hanno commesso errori eclatanti. A prescindere dalle loro “esternazioni” l’Italia può “sfruttare l’occasione” e salvarsi facendo affidamento sulle proprie forze, valorizzando le corpose risorse interne.

In questa fase storica gli appelli di aiuti rivolti all’Unione europea restano resta risposta e denotano impotenza e cattiva volontà a risolvere in autonomia, laddove possibile, i problemi nazionali.

Occorre porre mano senza indugio ad un “contributo patrimoniale” del 4 per cento sul complessivo di circa 8.000 miliardi di beni mobili ed immobili privati italiani.
Con tale introito straordinario, circa 320 miliardi di euro, si coprirebbero buona parte dei titoli pubblici italiani in scadenza nel 2012. Questo, a dispetto degli investitori riottosi ed indisponibili a sottoscrivere BTP italiani, se non a certi livelli elevati di tassi d’interesse.

L’Italia con tali disponibilità potrebbe sospendere le aste per la vendita dei suoi titoli pubblici nei prossimi 6/12 mesi, bloccando definitivamente la speculazione internazionale che sta approfittando dell’inconsueta concentrazione di scadenze di titoli nel 2012.

Il nostro Paese di fatto potrebbe spiazzare il mondo degli operatori che puntano, in maniera palese od occulta, sul suo collasso finanziario ed, a seguire, su quello dell’Euro.
L’Italia registrerebbe anche il risparmio di interessi su titoli per circa 15 miliardi di euro nel 2012 e negli anni successivi che potrebbero essere impiegati per accompagnare e stimolare il sistema produttivo nazionale, migliorando ulteriormente il rapporto Deficit/Pil.

L’applicazione di un “contributo patrimoniale” trova consensi nel mondo imprenditoriale, in quello sindacale ed anche tra le menti illuminate della società civile: segno della comune consapevolezza dell’eccezionalità della situazione da affrontare. E’ l’unica strada percorribile propugnata da quanti hanno a cuore un futuro per l’Italia che non contempli la sua disgregazione e l’uscita dal novero delle nazioni industrializzate ed avanzate.

Il contributo patrimoniale, d’altro canto, risulterebbe profittevole anche per i detentori di grandi patrimoni, considerato che, in successione, si registrerebbe un forte rimbalzo dei valori azionari di borsa ed un deciso recupero dei valori di mercato dei titoli di Stato in circolazione. Pertanto l’esborso a titolo di contributo patrimoniale sarebbe prontamente recuperato con abbondante premio, dimostrandosi un fruttuoso investimento a livello personale e per l’intera comunità nazionale.

Francia, Germania e gli altri Paesi ci ringrazierebbero per l’esemplare iniziativa che “aggiungerebbe mattoni decisivi” a sostegno ed a completamento dell’Unione Europea.

Qualcuno sostiene che “la parte liquida” dei grandi patrimoni italiani sarebbe “parcheggiata” in Svizzera ed in altri Paesi compiacenti. A questi Paesi l’Italia dovrebbe chiedere di incassare il previsto contributo patrimoniale per conto del nostro Ministero del Tesoro, lasciando transitoriamente i capitali al loro posto, in attesa delle decisioni in materia preannunciate dall’Unione europea.

I titolari di grandi patrimoni avrebbero tanti buoni motivi per non far mancare il proprio contributo alla messa in sicurezza dell’Italia, sviando l’attenzione pretestuosa ed irriguardosa delle agenzie di rating.

Sàntolo Cannavale

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Nota.

Il giornalista de Il Sole 24 Ore Morya Longo, rispondendo ad una mia nota sull’argomento, osserva giustamente: “Condivido in gran parte quanto scrive. Io non sospenderei le aste, ma le ridurrei e le farei in maniera più opportunistica sfruttando i momenti buoni: sospenderle del tutto rischia di bloccare un dialogo col mercato che, comunque, prima o poi andrebbe ripreso. Per il resto mi trovo sostanzialmente d’accordo: in passato ho anche visto piani di riduzione del debito (realizzati da società di consulenza) di questo tipo. Credo che il Governo, come dimostra anche un recente articolo apparso sul Corriere a firma di Massimo Mucchetti, stia vagliando una serie di opzioni: di certo se dobbiamo ridurre il debito di un ventesimo l’anno, come prevede il trattato del fiscal compact, il governo dovrà inventare qualche operazione straordinaria.”



Gentile signor Cannavale,
La ringrazio per la Sua e-mail.
Sono d'accordo con Lei: l'Italia può risollevarsi con le proprie forze e ha i mezzi per farlo. Tante volte abbiamo dimostrato di essere un grande paese, dotato di forza di volontà, determinazione, capacità di risollevarci attraverso il lavoro.
Sulle agenzie di rating le Sue perplessità sono condivisibili. È tempo che in Europa si compia un passo importante: trovo giusta la proposta avanzata dal presidente della Bce Mario Draghi perché l’UE si doti di una propria agenzia di rating imparziale.
Quanto alla patrimoniale, la nostra proposta era un po' diversa da quella che avanza Lei, ma il principio di fondo è lo stesso: in tempi di crisi i sacrifici maggiori toccano a chi ha di più. A mio avviso è più utile una patrimoniale di minore entità ma stabile, per contribuire in maniera strutturale al risanamento e alla riduzione delle tasse per i ceti a reddito medio-basso.
Con la manovra finanziaria del governo Monti sono state introdotte misure che gravano dal punto di vista fiscale sui patrimoni immobiliari e sugli investimenti finanziari, ma si poteva fare di più con una vera patrimoniale.
L'occasione mi è gradita per inviarLe un cordiale saluto.
Vannino Chiti
chiti_v@posta.senato.it




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