Imposta patrimoniale per la soluzione del problema Italia. Siamo ancora in tempo.

25/12/2011 -


Nella foto a lato, ripresa da internet: Palazzo Chigi, Sede del Governo, Roma.


Nota da me inviata alla Dott.ssa Maria Cannata, Dirigente generale del Ministero dell’Economia, Capo del Dipartimento impegnato nella gestione del debito pubblico italiano


Gent.ma Dott.ssa Maria Cannata,

L’articolo di Isabella Bufacchi a Lei dedicato ieri su “Il Sole 24 Ore” informa che la sua struttura ministeriale ha messo a punto nuove modalità di vendita di titoli di Stato per il prossimo 2012. La nuova strumentazione potrà agevolare gli investitori non istituzionali nelle specifiche transazioni.

Resta irrisolto il problema di fondo, politico più che tecnico: chi sottoscriverà la massa di titoli di Stato italiani in scadenza nel 2012 (450 miliardi di euro di emissioni lorde, come indicato nell'articolo)? Lo spread tra nostri titoli decennali e quelli tedeschi supera stabilmente i 500 punti percentuali, dimostrandosi indifferente agli interventi di natura fiscale prodotti dal Governo Monti.

Queste nuove misure – che seguono la vecchia strada di aumentare le imposte in capo ai soliti noti – sommate a quelle del precedente Governo comprimeranno fortemente i consumi nei prossimi mesi, deprimeranno i fatturati aziendali ed, a seguire, gli introiti fiscali nazionali. Di conseguenza, faranno aumentare i costi statali da finanziare in deficit.

I mercati, sempre più attenti, valutano tutto questo e confermano la riluttanza ad investire in titoli del nostro Paese. Non sarà un fenomeno di breve durata.

Siamo ancora in tempo per riparare gli enormi danni prodotti dal vecchio Governo, non facili da quantificare, e le sviste (o impedimenti) del Governo Monti. Occorre porre mano senza indugio ad un’imposta del 4 per cento sul complessivo di circa 8.000 miliardi di beni mobili ed immobili privati italiani.

Con tale introito straordinario, circa 320 miliardi di euro, si coprirebbero buona parte dei titoli pubblici italiani in scadenza nel prossimo 2012. Questo, a dispetto degli investitori riottosi ed indisponibili a sottoscrivere BTP italiani, se non a certi livelli elevati di tassi d’interesse.

L’Italia con tali disponibilità potrebbe sospendere le aste per la vendita dei suoi titoli pubblici nei prossimi 6/12 mesi, bloccando definitivamente la speculazione internazionale che sta approfittando dell’inconsueta concentrazione di scadenze di titoli nel prossimo anno.
Il nostro Paese di fatto potrebbe “sbalordire” e spiazzare il mondo degli operatori che puntano, in maniera palese od occulta, sul suo collasso finanziario ed, a seguire, su quello dell’Euro.

L’Italia registrerebbe anche il risparmio di interessi su titoli per circa 15 miliardi di euro nel prossimo anno ed in quelli successivi che potrebbero essere impiegati per accompagnare e stimolare il sistema produttivo nazionale, migliorando ulteriormente il rapporto Deficit/Pil.

Ho già svolto questa riflessione/proposta nel mio articolo del 28 novembre 2011, riportato sul sito internet:
www.santolocannavale.it.

L’applicazione di un’imposta patrimoniale trova consensi nel mondo imprenditoriale, in quello sindacale ed anche tra le menti illuminate della società civile: segno inequivocabile della comune consapevolezza dell’eccezionalità della situazione da affrontare.
E’ l’unica strada percorribile propugnata da quanti hanno a cuore un futuro per l’Italia che non contempli la sua disgregazione e l’uscita dal novero delle nazioni più industrializzate ed avanzate.

Questa misura non ricorrente va integrata, ovviamente, con specifici provvedimenti utili a stimolare la crescita sostenibile, eliminare le incrostazioni burocratiche e le ingiustizie sociali, ampliando le possibilità d’inserimento dei giovani nei circuiti di sperimentazione e produzione.

L’imposta patrimoniale, d’altro canto, risulterebbe benefica anche per i detentori di medi e grandi patrimoni, considerato che, in successione, si registrerebbe un forte rimbalzo dei valori azionari di borsa ed un deciso recupero dei valori di mercato dei titoli di Stato in circolazione.

Registro, però, molte inspiegabili titubanze. Chiedo: c’è davvero la volontà e la giusta determinazione degli “addetti ai lavori” per salvare veramente questo nostro Paese?

Sàntolo Cannavale



N o t e
_____________________

Vedi anche l'articolo di Isabella Bufacchi "Il Tesoro punta sui risparmiatori" pubblicato nella stessa giornata del 24 Dicembre 2011 su
Il Sole 24 Ore

Il tema dell'abbattimento del debito pubblico è trattato nell'articolo di Massimo Mucchetti del 28 Dicembre 2011 "Il Governo studia un fondo taglia-debiti", pubblicato su:
corriere.it/economia


Nell’articolo “Attualità della concertazione”, pubblicato sulla rivista
“Specchio Economico”, Gennaio 2012, Giorgio Benvenuto tra l’altro afferma: “È stato detto che la patrimoniale sulle grandi ricchezze richiede due anni per essere attuata. Non è vero, anzi è una bugia. Gli strumenti di cui possono disporre l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza sono efficaci e risolutivi. Non ci sono più santuari inviolabili. Il segreto bancario è stato intaccato. Le banche dati forniscono informazioni e notizie precise che possono essere decisive nella lotta all’evasione fiscale, al riciclaggio del denaro, alla criminalità economica. È vero che vi sono delle resistenze e dei veti politici. …”


Gentile Sig. Cannavale,
La ringrazio per l'attenzione portata al mio articolo (pubblicato su l’Espresso n.1/2012: “Gelata per tutti. Dalla recessione rischia di non salvarsi nessuno.”) e per le sue riflessioni.
Certamente un'imposta patrimoniale di quella portata risolverebbe il problema del debito pubblico italiano. Temo tuttavia che essa sia troppo pesante. Rappresenta un prestito forzoso per un ammontare pari a circa il 5% della ricchezza delle famiglie. Non tutti hanno un patrimonio liquido da cui prelevare. Molti hanno immobili. Quelli che hanno liquidi li hanno portati all'estero in grande misura (ossia i grossi patrimoni). Rimarrebbero solo i pesci piccoli e non sarebbe giusto.
Inoltre, Una misura di questo genere si fa solo quando i conti futuri sono a posto, in modo da non dover più aver bisogno di prestiti, posto che nessuno presterà più a chi ha imposto un prestito forzoso. Ma se i conti futuri sono a posto, forse non c'è neanche più bisogno del prestito forzoso, perché con i conti a posto si trova più facilmente il credito.
In definitiva, credo che una tale misura non sarebbe opportuna. Meglio cercare di mettere a posto i conti con maggiore equità possibile.
Un cordiale saluto e buon anno.
Innocenzo Cipolletta
3 Gennaio 2012


Dall'amico Mario Gambardella:
Preg.mo Santolo, condivido appieno l’analisi da te fatta e come le soluzioni prospettate potrebbero dare una spinta all’economia creando quel circolo virtuoso che parte dal far aumentare la domanda e quindi la produzione e quindi l’occupazione e con l’incremento dei redditi anche il gettito fiscale ne conseguirebbe benefici e conseguentemente potrebbe anche diminuire la pressione fiscale.
Dal mio punto di vista tuttavia, l’analisi economica andrebbe completata con una riconsiderazione della spesa pubblica improduttiva (prima di ogni altra cosa, lo spreco dei soldi alla politica, auto blu, contributi a cascata anche alla più bieca e volgare editoria, spese militari, etc…), lotta senza quartiere all’evasione fiscale, con misure repressive che portino anche alla detenzione, impedimento alla delocalizzazione per le aziende che per decenni hanno vissuto con i contributi dello stato, determinando nei fatti un’anomalia nel sistema concorrenziale nazionale ed internazionale a vantaggio del profitti.
E poi tassazione delle transazioni finanziarie di pura speculazione, salvaguardando il piccolo risparmio, soprattutto quello nei titoli di stato e dei depositi postali, equalizzazione delle pensioni, con un tetto massimo non superiore al valore reale di 3000-4000 euro, limite di anni da lavorare non superiori ai 40 e non oltre i 65 anni d’ età, e questo anche per liberare posti di lavoro per occupare le nuove generazioni; non ultimo, la vendita dietro congruo corrispettivo delle concessioni delle frequenze televisive.
E’ da tempo che semplifico la cosa dichiarando che questa economia di mercato, così come si è evoluta, e per la diabolica piega che ha preso soprattutto dopo la caduta del comunismo sovietico, è giunta alla saturazione ed è fallita, per cui, ad invarianza di sistema politico ed economico, concludo che questo “gioco” per ripartire ha bisogno di una redistribuzione della ricchezza e delle risorse.
Volendo restare a quanto da te analizzato, la patrimoniale andrebbe fatta salvaguardando il piccolo risparmio e la piccola proprietà di chi ha fatto una vita di stenti per acquistare una casa, non potendosi sottrarre, anche in questi casi, alle speculazioni edilizie che ci sono state ed alla rincorsa a mettere un po’ di soldi da parte per fare il “passo”, risparmio già soggiogato dalla pressione fiscale(appunto perché da redditi di lavoro che sono i più tassati); paghi chi ha accumulato grandi ricchezze, soprattutto frutto delle speculazioni finanziarie, chi ha portato i capitali nei paradisi fiscali, chi, senza vergognarsi ed incurante di poter scatenare un conflitto sociale senza precedenti, in maniera subdola ed ostentando un indegno vittimismo, si sta preparando ad abbattere l’ultimo baluardo di civiltà che è l’art. 18.
Per contro, occorre dare una spinta alla cultura ed alla bellezza del nostro Paese, stimolando la crescita etica ed un senso di appartenenza, un pensiero comune dello stare insieme, pur nelle diversità e nelle forme organizzative in cui ciascuno meglio si riconosce.
Un caro saluto. Mario.
7 Gennaio 2012



     
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