Unicredit chiede agli azionisti nuove risorse finanziarie per 7,5 miliardi di euro.

15/12/2011 -


Nella foto a lato: Dieter Rampl e Federico Ghizzoni, rispettivamente Presidente ed Amministratore delegato di Unicredit Group.


Oggi 15 Dicembre 2011 si è tenuto a Roma in Viale Umberto Tupini, sede di Unicredit, ex Banca di Roma, l’assemblea straordinaria degli azionisti Unicredit per decidere, tra l’altro, un aumento di capitale sociale a pagamento per 7,5 miliardi di euro.

Dalla relazione illustrativa del consiglio di amministrazione si legge, tra l’altro: “A livello operativo, nei primi nove mesi del 2011, il Gruppo Unicredit ha generato un risultato netto di gestione pari a Euro 2.914 milioni (- 550 milioni e -6,9% rispetto al medesimo periodo di riferimento precedente)” ed ancora: “Sul risultato netto di pertinenza del Gruppo incidono significativamente le svalutazioni di attività commerciali effettuate nel trimestre, pari complessivamente a Euro 9.386 milioni, di cui Euro 8.611 milioni di svalutazioni del goodwill (avviamento) in funzione del nuovo piano strategico, che determinano un risultato netto negativo pari a Euro 9.320 milioni.”

Ho partecipato personalmente all’evento aziendale. Una annotazione di mera curiosità: il presidente Dieter Rampl, tedesco, parlava all’assemblea in inglese.
Molti sono stati gli interventi degli azionisti seguiti alla relazione dell’amministratore delegato Federico Ghizzoni.
Riporto di seguito il mio contributo personale presentato all’assemblea.

"Sono Sàntolo Cannavale, piccolo azionista in proprio.
Oggi Unicredit di fatto registra e certifica l’azzeramento del suo patrimonio. L’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro in discussione ed in votazione in questa assemblea è definito nel prospetto informativo “operazione di rafforzamento patrimoniale della società”.
Si tratta di una definizione inesatta: queste risorse richieste agli azionisti servono a “far rinascere la società” come ha ben detto l’azionista francese operante in Polonia Michel Marbot.

Dette risorse fanno seguito ad altro recente impegnativo aumento di capitale o meglio, rettificando: “ricostituzione del capitale”. Mi riferisco ai 4 miliardi di euro sottoscritti nel Gennaio 2010.

Ogni azionista ovviamente decide in autonomia se aderire o meno all’aumento di capitale secondo le proprie valutazioni e previsioni ed anche, perché no, in base all’attaccamento all’azienda. Importante è sottolineare che questo di cui si discute è “pura ricostituzione di capitale" per assicurare la sopravvivenza della banca.

Nella ricostituzione di capitale sono ricompresi tutti gli errori registrati da questa azienda bancaria negli anni trascorsi. L’aumento di capitale proposto è anche il prezzo da pagare per una megalomania decisionale e per poter definire Unicredit banca internazionale.

E’ il prezzo da pagare alla scellerata azione di aumento delle dimensioni aziendali mediante fusioni ed acquisizioni non sempre funzionali all’attività ed all’efficiente funzionamento della banca. Comportamento e scelte che, in verità, sono state effettuate da tante altre aziende bancarie ed hanno contrassegnato un pezzo della nostra storia economica.

Tante altre banche, inseguendosi, copiandosi, in una progressione impressionante hanno chiesto e chiedono risorse finanziarie che sovente non sono finalizzate a creare le premesse per una possibile crescita aziendale.

Richiamo e condivido molte delle considerazioni svolte nei precedenti interventi. Mi dichiaro perplesso ed in disaccordo per questa richiesta massiccia di nuove risorse.

Se l’assemblea degli azionisti dovesse approvare l’aumento di capitale indicato, propongo di:

1) bloccare la distribuzione di utili per tre anni: questo sarebbe davvero un messaggio chiaro di determinata volontà di consolidamento del capitale e sana crescita aziendale;

2) bloccare il raggruppamento delle azioni della società come proposto: una nuova azione ogni dieci delle vecchie. L’esperienza ci dice che i raggruppamenti di azioni sovente servono ad “annacquare la memoria storica” relativa alla valutazione di mercato delle stesse azioni. Di fatto impediscono di seguire il naturale, fisiologico andamento del valore borsistico del titolo azionario, cosa che aiuta a monitorare visivamente e prontamente l’apprezzamento o meno per l’attività ed i risultati gestionali conseguiti.

3) Bloccare la distribuzione di incentivi aziendali per tre anni.

Chiudo il mio intervento non senza considerare che Unicredit è presente sullo scenario europeo ed ha una sua quota di impegno e responsabilità nel disegno che caratterizza e dà vita all’Unione Europea. Questa circostanza deve essere tenuta presente.

Mi auguro, in ogni caso, che questa assemblea prenda una saggia decisione buona per l’azienda, per il nostro Paese e, perché no, per la sopravvivenza dell’Euro."

Fin qui il mio intervento.
L’assemblea degli azionisti Unicredit con stragrande maggioranza del capitale rappresentato - 97,89 per cento - ha approvato l’aumento di capitale a pagamento per un valore massimo complessivo di 7,5 miliardi di euro da porre in esecuzione entro il 30 Giugno 2012.

Ha approvato altresì, con percentuali superiori al 97%, le altre proposte indicate all’ordine del giorno:
- aumento del capitale sociale a titolo gratuito per un importo di nominali 2,499 miliardi di Euro, tramite imputazione a capitale di un pari ammontare prelevato dalla “riserva sovrapprezzi di emissione”;
- eliminazione dell’indicazione del valore nominale unitario delle azioni ordinarie e di risparmio Unicredit;
- raggruppamento delle azioni ordinarie e di risparmio Unicredit nel rapporto di una nuova azione ogni dieci azioni esistenti;
- modifica dell’art. 32 dello statuto sociale al fine di prevedere la facoltà per la società di distribuire l’utile di esercizio anche mediante azioni della società.

Sàntolo Cannavale



Andamento titolo azionario Unicredit alla Borsa valori di Milano

FTSEMIB



____________________________________________

Informazione societaria pregressa:
"Unicredit: l'Assemblea degli azionisti approva il Bilancio 2010."
La nota è stata pubblicata il 29 Aprile 2011 su: Uninews-Unicredit Magazine

Da segnalare, sullo specifico tema:
- Articolo di Massimo Mucchetti: "Tutto fuori Scala anche gli Errori" pubblicato il 7 Gennaio 2012 su
Corriere.it
- Articolo di Tito Boeri e Luigi Guiso "Quell'abbraccio mortale tra fondazioni e banche" pubblicato il 13 Gennaio 2012 su:
lavoce.info
- Articolo di Stefano Mengoli e Sandro Sandri "I tre giorni di Unicredit" pubblicato il 13 Gennaio 2012 su:
lavoce.info

Leggi l'articolo pubblicato l'11 Marzo 2014 su Il Sole24Ore: "Unicredit, pesano gli accantonamenti: perdita record nel 2013 a 14 miliardi. Fineco verso la Borsa.




     
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